La figura di Leon Thérémin non è solo curiosa o bizzarra, arriva a sfiorare
addirittura l'esoterico. Nato a San Pietroburgo nel 1896, violoncellista, egli studiò
Fisica presso la locale università e nel 1919, da ricercatore in prova al laboratorio
di oscillazioni elettriche dell'Istituto Psico-Tecnico, ebbe modo di combinare il suo
interesse per la musica con l'ambito accademico. Si concentrò infatti nello
sviluppo di un nuovo strumento costituito da due antenne, una verticale per
il controllo del tono ed una orizzontale per regolare il volume, inserite in un tubo
elettronico a vuoto che si suonava con dei movimenti delle mani nell'aria tipo quelli
di un mago, per intenderci. La dimostrazione pubblica dell'eterofono,
questo il suo primo nome, avvenne nel 1920; egli emigrò poi nel 1927 negli Stati
Uniti a cercar fortuna e lì vi rimase per una decina d'anni, acquisendo regolare
cittadinanza americana e dando dimostrazioni pratiche dello strumento che
cominciò presto a diffondersi. Poi, d'improvviso, sparì.
Thérémin era stato rapito dagli agenti di quello che potremmo
considerare il padre del KGB, i quali prima lo portarono in un campo di
lavoro, poi lo spedirono in un laboratorio ultrasegreto e pare che sia stato proprio
lui l'inventore della "cimice" o microspia che dir si voglia. Chissà
se avrà mai avuto modo di ascoltare le composizioni che sono state dedicate al
suo strumento, come la First Airphonic Suite di Joseph Moiseyevich
Schillinger (1929) o la più nota Equatorial di Edgard Varèse
(1937)?
Fatto sta che a lui è stato dedicato un documentario (Theremin: an
Electronic Odissey di Steven M. Martin, Mgm/Ua Studios, 1995), una
biografia divenuta poi molto popolare (Theremin: Ether Music and
Espionage di Albert Glinsky, prefazione di Robert Moog,
University of Illinois Press, 2000) e finanche un istituto di ricerca, il
Theremin Center for Electroacoustic Music and Multimedia, con sede a
Mosca.
Si tratta di un'organizzazione no-profit nata nel 1992 che riunisce artisti, musicisti,
ingegneri e sviluppatori di software che lavorano attorno a progetti congiunti di
musica elettroacustica, arti visive, multimedia, danza, computer grafica. Le nuove
tecnologie dunque la fanno da padrone e perfettamente calzante pare la dedica a
Thérémin, che in effetti è stato uno tra i primissimi - se non il primo in assoluto -
pionieri della musica elettronica. Nel CD che vi presentiamo con abbondante ritardo
(è del 1995) si possono ascoltare i lavori di alcuni giovani allievi, in netta
prevalenza russi che hanno studiato negli Stati Uniti oltre che in patria, destinati
agli organici più vari: da "Echolalia" per due flauti e nastri di Vladimir
Nikolaev sino a "Voicy" di Sergey Kossenko per sole voci trattate
elettronicamente. I brani sono bellissimi, molto fantasiosi e intriganti, delle vere
miniere dal punto di vista timbrico e delle forme; le frasi in russo disseminate qui e
lì, poi, inducono ad uno stato di agitazione più tipico di un film di spionaggio che di
un CD di musica elettroacustica. Ma i settanta minuti e passa scorrono lisci, con
l'apice di "Frank's Tricks" di Nikolaev che parte su di una specie di corale con
interferenze annesse, seguito da una base dance in stile Michael Jackson
dei primi anni Novanta e veri e propri deliri di strumenti tutti da scoprire, a velocità
incalzante e ansiogena.
E dunque, la menzione è doverosa per il musicista russo Andre Smirnov
(1956) il quale, oltre a ideare il centro, tiene i corsi di musica elettronica e si
prodiga nell'organizzare l'Altermedium International Festival a Mosca sin
dal 1994. Sempre con il Theremin Center ha organizzato seminari, conferenze e
convegni in patria e all'estero; gli scambi culturali attivati con altri centri, in specie
americani, sono stati molti e proficui da ambo le parti. Con l'istituto aveva messo
su addirittura un ensemble, la Theremin Orchestra, della quale però non
abbiamo più notizie da tempo.
Smirnov ha in comune con Leon Thérémin la formazione di musicista, la curiosità
per la sperimentazione in ambito acustico, un curriculum a metà fra l'arte e la
scienza. Laureatosi nel 1976 all'Istituto Tecnico-fisico della capitale, già
nel 1980 aveva fondato una tra le prime aziende nel suo Paese produttrici di
dispositivi elettronici musicali, mentre dal 1982 all'87 aveva lavorato all'Istituto
di Psicologia dell'Accademia Russa delle Scienze, all'interno di un progetto di
ricerca che indagava sull'attività cerebrale, risposte a stimoli sonori et similia. Si
era poi trasferito all'Associazione Laboratori di Teatro, della quale aveva
preso a seguire il dipartimento di musica collaborando fino al 1992 con più di venti
teatri sperimentali. Poi il progetto del Centro, che tuttora dirige. Insomma, quelle di
Smirnov e Thérémin sembrano quasi due vite parallele, sebbene situate a quasi
cento anni di distanza.
E del professore scomparso nel nulla, vi chiederete, si è poi saputo qualcosa?
In un articolo pubblicato su Cineteca qualche tempo fa, Federico
Magni spiegava che il regista Steven M. Martin e l'allieva prediletta di
Thérémin nonché migliore esecutrice dello strumento al mondo, Clara
Rockmore, erano riusciti a ritrovarlo a Mosca solo nel 1991, dopo una ricerca
lunghissima e a tratti scoraggiante. Ormai ultra-novantenne, era riuscito a
scampare al regime; non si era più spostato da quella città e dunque sapeva ben
poco delle novità musicali in circolazione (gli era stato proibito dalle autorità di
occuparsi ancora di musica elettroacustica). Martin lo aveva riportato negli USA,
dove era stato insignito di un riconoscimento importante dalla Stanford University;
solo lì si era potuto rendere conto dell'importanza della sua invenzione nel campo
della musica moderna. Gli avranno fatto forse ascoltare Equatorial e la
First Airphonic Suite che dicevamo poc'anzi, o "Whole Lotta Love" dei Led
Zeppelin e "Good Vibrations" dei Beach Boys e poi tutte quelle colonne
sonore dei film di fantascienza degli anni Cinquanta in cui ancora si ascolta la sua
creatura... chi sa. Bello scoprire di essere diiventati un pezzo di storia, anche così
tardi, almeno si può morire in pace. Di lì a poco, infatti, Theremin scomparve e
però l'insegnamento dello strumento che porta il suo nome non è affatto svanito,
tutt'altro: prosegue ogni venerdì dalle 18 alle 21, nelle aule del Theremin Center,
ad opera della di lui pronipote Lydia Kavina. E però anche in Italia c'è un
buon maestro dello strumento, Vincenzo Vasi. Vuoi vedere che anche lui è in grado
di suonare El Amor Brujo di De Falla col theremin, come faceva la Rockmore? In
questo caso diventerebbe il nostro nuovo, indiscusso, adorato eroe della musica.
Post Scriptum. Qualcuno penserà in merito: 'bizzarrie inutili, ecco cosa
sono'. Non sappiamo dire, però anche se fossero tali noi ne andremmo comunque pazzi.